Terrapieni a protezione dei campi dall’invasione delle Torbiere nelle Valli Grandi Veronesi nell’età del Bronzo Medio-Recente

Claudio Balista, Fiorenza Bortolami, Marco Marchesini, Silvia Marvelli

Abstract


Sullo sfondo del paesaggio tardo-olocenico delle Valli Grandi Veronesi Meridionali (VGVM) e della contermine Bonifica Padana, un territorio che si estende fra i fiumi Adige e Po e che é drenato dal fiume Tartaro, é stata presa in esame la posizione di un lungo terrapieno che attraversa i territori dei due grandi villaggi arginati dell’età del bronzo di Fondo Paviani (FP) a est e di Castello del Tartaro (CdT) a ovest. La collocazione di questo particolare terrapieno denominato Strada su Argine Meridionale (SAM), lungo una decina di Km e disposto parallelamente all’antica fascia perifluviale del Tartaro, ha attirato da tempo l’attenzione degli studiosi, in quanto testimone di un’antica organizzazione territoriale probabilmente connessa alla distribuzione spaziale dei terreni coltivati e di quelli destinati a prato/pascolo dalle comunità che risiedevano nei due grandi villaggi arginati, delimitati da imponenti sistemi di argine-fossato dell’età del BM-BR nelle VGVM.
Sulla scorta di recenti acquisizioni di nuovo materiale da telerilevamento e di più indirizzate indagini al suolo, confluite poi in analisi geo-cronologiche e crono-tipologiche di laboratorio, è stato sviluppato un percorso analitico rivolto alla definitiva scansione cronostratigrafica, culturale-evolutiva e funzionale del manufatto SAM. A questo scopo sono state riesaminate le documentazioni stratigrafiche, archeologiche e cronologiche di una serie di fuori-sito, in cui sono conservate significative colonne stratigrafiche. Dalla loro analisi emergono importanti significati paleo-ambientali e archeo-funzionali, a testimonianza di evidenti legami che si potevano stabilire fra l’infrastrutturazione dei fossi del terrapieno e la rete delle scoline campestri, connesse pertanto con il disegno dell’antica parcellizzazione dei campi dei grandi siti coevi.
Nel fuori-sito di Ponte Moro é stata identificata la posizione crono-stratigrafica del terrapieno SAM tramite la datazione di due campioni di torbe poste in posizione immediatamente precedente e posteriore al terrapieno. Le date in tal modo acquisite hanno restituito una data minima per la costruzione (BM-BR) e una data massima per la dismissione (BR-BF) del manufatto. Nel fuori-sito di Fosso Sarego sono state documentate le dimensioni, la composizione e la morfologia del terrapieno e dei suoi fossati laterali e stabilita la relazione con le vicine canalizzazioni dei fossi e delle scoline intercampestri e sopratutto il collegamento con la droveway, uno stradone di servizio per le mandrie che attraversavano l’area coltivata del near-site di CdT per raggiungere i prati-pascoli delle aree umide poste all’interno delle fasce perifluviali del f. Tartaro. Sulle sezioni e sulle fasce scavate in open-area nei pressi del fuori-sito di Fosso Fazzion sono stati rilevati i resti di superfici antropiche connesse con l’uso di fosse e pozzetti-silos posti in prossimità di piccoli siti (fattorie), di fatto corrispondenti alle prime testimonianze di un’occupazione agraria stabile dell’area, datate ad un momento di transizione fra il BA e il BM. Nel fuori-sito di Stanghelle sono state rilevate le morfologie di lunghe coppie di fossi campestri riempiti da materiali in scarico (forse concimazione) provenienti dal vicino abitato eponimo e datate, similmente al fuori-sito di Fazzion, ad un orizzonte compreso fra il BA e il BM. Infine, in corrispondenza al fuori-sito del cosiddetto nodo-idraulico, un open-area indagata in corrispondenza di un incrocio di canalizzazioni fuoriuscenti dal fossato del recinto di SE di CdT, sono stati recuperati frammenti ceramici in situ di BR e contemporaneamente sono state documentate le connessioni con le canalette di irrigazione pertinenti al locale sistema di piccoli campi chiusi. Dal confronto di queste datazioni, della cronologia relativa e dei rapporti stratigrafici stabiliti fra SAM, fossati, canali, fossi e scoline é scaturita la possibilità di conseguire una prima definizione in due fasi dell’organizzazione insediativo-agraria del territorio dei due grandi siti di CdT e di FP.
Il contributo archeobotanico relativo ad un primo set di analisi polliniche condotte sui campioni di Ponte Moro ha permesso di precisare il ruolo non trascurabile della destinazione a prato-pascolo di una parte del territorio, in relazione al coltivo e alle più elevate percentuali di bosco, in confronto alle medie dei dati di siti emiliani.
Un contributo tipo-cronologico su reperti individuati nel sito é imperniato sulle analisi di un campione completo di materiale ceramico di intrasito recuperato da un saggio eseguito da Zorzi a metà del secolo scorso e documentato in una tesi di Zanetti (1970-71). Esso ha permesso per la prima volta di dare un volto agli aspetti della cultura materiale (facies ceramiche), derivata dal primo esteso nucleo abitativo del BR, inserito nel grande sito arginato di CdT.
Su tale base è stata avviata una revisione della posizione stratigrafica dei due campioni da cui sono derivate le datazioni 14C del grande aggere di CdT eseguite negli anni ‘90 del secolo scorso, entrambe riferibili ad un orizzonte del BM e BR. Alla luce delle analisi tipo-cronologiche dei materiali dell’abitato sopracitate é stato possibile discriminare una fase di sito nucleato, possibilmente del BM3 e privo di arginatura perimetrale ma probabilmente con fossato, dalla successiva fase di BR con possente arginatura e circondato da fossati multipli. Infine la giustapposizione fra i due sistemi di organizzazione dei campi (campi lunghi forse aperti e campi piccoli e chiusi), e dei prati-pascoli, insistenti su fasce territoriali simbiotiche, ma separate dal lungo terrapieno della SAM, ha fatto emergere un importante risultato relativo alla definizione dell’assetto socio-politico che regolava questo transetto nel BM-BR, fondamentale per comprendere l’economia della polity delle VGVM tra i due grandi siti arginati di CdT e FP.
La costruzione del terrapieno SAM, posto a preservare la distribuzione equilibrata delle aree destinate alla base di sostentamento primario dei due abitati, potrebbe in questa luce essere rivista come un’espressione di un imponente lavoro comunitario, mantenuto nel tempo, probabilmente fatto eseguire dall’elite della polity delle VGVM per contrastare l’estendersi delle torbiere, che, a seguito dell’elevarsi dei livelli idrici locali per cause paleoidrografiche, tendevano ad invadere le terre destinate alle coltivazioni. La stessa “opera ingegneristica” doveva svolgere un importante ruolo di regolazione e controllo per la rete irrigua che dai fossati principali e secondari si estendeva a cascata verso le vicine fasce dei campi, per disperdersi poi nelle fasce più depresse dei prati-pascoli umidi marginali alle fasce boschive perifluviali.

Parole chiave


Pianura Padana; paesaggio; età del Bronzo media e recente; Castello del Tartaro; Fondo Paviani; infrastrutture agrarie; infrastrutture idrauliche; terrapieni; fossati; recinti; tratturi; campi; area fuori-sito; area vicina al sito

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DOI: 10.6092/issn.1974-7985/6487

Copyright (c) 2016 Claudio Balista, Fiorenza Bortolami, Marco Marchesini, Silvia Marvelli

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