IpoTESI di Preistoria https://ipotesidipreistoria.unibo.it/ <strong>IpoTESI di Preistoria – ISSN 1974-7985</strong> intende divulgare al mondo scientifico i risultati di recenti ricerche e studi di preistoria e protostoria italiana, in modo da far emergere il patrimonio di conoscenze sui contesti e sulle problematiche delle fasi più remote della storia. La rivista punta inoltre a diventare uno spazio di confronto e di dibattito sulle analisi e interpretazioni dei contesti preistorici, sui metodi di ricerca e sulle trasformazioni economiche e sociali della preistoria. Dipartimento di Storia Culture Civiltà - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna it-IT IpoTESI di Preistoria 1974-7985 I copyright degli articoli pubblicati su questa rivista appartengono agli autori, e i diritti di prima pubblicazione sono concessi alla rivista. Nel momento in cui presentano il proprio lavoro, gli autori accettano che possa essere copiato da chiunque per fini non commerciali, ma solamente nel caso in cui venga appropriatamente citato. In virtù della loro apparizione su questa rivista gratuita, gli articoli sono dichiarati usufruibili gratuitamente, con una corretta attribuzione, in contesti non commerciali. 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Per questo motivo, in particolare per quanto attiene alla preistoria, la necessità di una migliore indagine sulla dimensione navale dei popoli mediterranei appare oggi più che mai urgente, soprattutto in considerazione del fatto che la mancanza di una riflessione compiuta su questo tema, cui si deve la nascita della teoria diffusionista secondo il paradigma ex oriente lux, risulta ancora oggi troppo spesso accettata aprioristicamente. Il recente sviluppo dell'archeologia navale come disciplina propria, ci consente oggi di proporre un nuovo paradigma. La possibilità di esaminare un buon numero di relitti di imbarcazioni, infatti, così come di approfondire l'iconografia delle imbarcazioni e di esaminare a fondo i diversi aspetti della tecnologia della costruzione navale protostorica, ci permette di proporre una nuova interpretazione sia per quanto riguarda le origini delle culture nautiche, sia per quanto concerne il loro sviluppo durante l'età del Bronzo. Partendo dallo studio delle antiche imbarcazioni e delle tecniche di costruzione possiamo infatti riconoscere diverse tradizioni locali, che hanno autonomamente avuto origine in luoghi diversi del Mediterraneo occidentale, e seguirle nel corso dei secoli, riconoscendo alcuni punti chiave della loro evoluzione, fino alla loro ibridazione legata alla comparsa dei nuovi attori marittimi del levante della prima età del Ferro. Lungi dal proporre un'interpretazione completa ed esaustiva di questi fenomeni in poche pagine, questo articolo vuole innanzitutto porre l’accento sul ruolo che l'archeologia navale può e deve svolgere nello studio delle interazioni culturali nel Mediterraneo durante l'età del Bronzo. L'obiettivo principale è infatti quello di porre nuove domande, con mezzi e strumenti nuovi, utili a superare una volta per tutte l'abuso utilitaristico della dimensione navale delle antiche popolazioni mediterranee, troppo spesso alla base di molte interpretazioni errate del ruolo navale dei grandi regni del levante mediterraneo, così come delle piccole comunità locali dell’occidente. Francesco Tiboni Copyright (c) 2020 Francesco Tiboni 2020-05-19 2020-05-19 13 1 8 10.6092/issn.1974-7985/11002 I livelli dell’età del Bronzo della Grotta dell’Eremita in Piemonte (Vercelli, Italia): primi dati cronologici e culturali https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11003 Il contributo presenta i primi risultati degli scavi archeologici diretti dalla prof.ssa Marie Besse, presso il sito della grotta Eremita tra il 2012 e il 2015. La grotta Eremita si trova nel cuore del massiccio calcareo del Monte Fenera, vicino a Borgosesia (Vercelli), noto per le sue numerose grotte, molte delle quali contengono resti archeologici che vanno cronologicamente dal Paleolitico al Medioevo. Questa particolare situazione può essere spiegata da due elementi: l'unicità del massiccio dal punto di vista geologico rispetto al resto dell'area e la sua posizione strategica ai piedi delle Alpi meridionali, rendendolo una possibile tappa per le persone che attraversano le Alpi. L'interesse dei ricercatori del Laboratorio di archeologia e antropologia preistorica è iniziato dopo la scoperta di un bottone in osso attribuito all'età del Rame nella grotta Eremita alla fine degli anni '80 dal Gruppo Archeologico e Speleologico di Borgosesia (GASB). I primi sondaggi hanno confermato l'importanza di questo sito archeologico con la scoperta di uno spillone e di alcuni elementi di ornamento a spirale in bronzo. Ulteriori scavi iniziati nel 2013 hanno permesso di identificare due livelli particolarmente significativi: il primo (US 10) è un sottile livello limoso che contiene numerosi resti di carbone. Il secondo (US 19), posto circa 40 cm al di sotto della US 10, ha restituito una grande quantità di resti di animali, per lo più combusti, in associazione con frammenti di pietra e manufatti di bronzo. Le datazioni al radiocarbonio hanno indicato per l’US10 una datazione alle fasi finali dell’età del Bronzo (ETH-64659, 1013-850 cal BC) e per la US19 alle fasi iniziali della media età del Bronzo (ETH-64657, 1767-1627 cal BC). La congruenza delle datazioni ha dimostrato inoltre che il deposito archeologico è indisturbato. Dal punto di vista culturale le forme ceramiche trovano confronti con alcuni aspetti comuni a tutta la regione alpina, principalmente nel Vallese e in Piemonte, mentre la forma dello spillone in bronzo mostra affinità con il nord delle Alpi. Eve Derenne Stefano Viola Marie Besse Copyright (c) 2020 Eve Derenne, Stefano Viola, Marie Besse 2020-05-19 2020-05-19 13 9 14 10.6092/issn.1974-7985/11003 Nuovi elementi per una definizione di possibili facies nella Liguria dell’età del Bronzo https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11004 L’articolo presenta alcuni elementi dello studio di uno dei più interessanti siti costieri dell’intera regione ligure: la Grotta Marina di Bergeggi (SV). L’ipogeo è costituito da una parte emersa, scoperta nel XIX secolo, e una parte oggi sommersa, indagata per la prima volta negli anni ’70 del secolo scorso. Sebbene sia stato esplorato a più riprese in diversi interventi, il sito non è mai stato tuttavia oggetto di studi e scavi sistematici. Tra gennaio e dicembre 2014, è stato possibile sottoporre a nuove indagini sia la parte emersa sia i cunicoli sommersi, ottenendo importanti informazioni utili alla conoscenza dell’evoluzione geomorfologica della grotta e all’interpretazione delle sue destinazioni d’uso nelle varie fasi di occupazione antropica, che datano dal Paleolitico medio all’età del Ferro. Contemporaneamente, è stato possibile esaminare alcune collezioni ceramiche provenienti dall’ipogeo, conservate presso il Museo “Paolo Graziosi” di Firenze. Tra i materiali, frutto di raccolte di superficie e di diversi interventi effettuati nel sito tra l’ultimo quarto del XIX secolo e il 1950, si contano anche diversi frammenti riferibili all’età del Bronzo. Anche se il numero dei frammenti riferibili alle ultime fasi dell’età del Bronzo e all’inizio dell’età del Ferro non sembra essere sufficiente a garantire una corretta ed esaustiva analisi del fenomeno, il riconoscimento di alcuni evidenti parallelismi tra il sito ligure e alcuni siti italiani e francesi consente di evidenziare l’esistenza di alcuni parallelismi tra la Liguria occidentale e la Provenza orientale che non possono considerarsi delle semplici casualità. In particolare, alcuni motivi decorativi, tra cui la croce incisa su un fondo ad anello, e alcune forme rinvenute all’interno della grotta nella “Galleria Modigliani” sembrano tracciare un parallelo diretto con forme e decorazioni attestate in alcuni siti provenzali, come ad esempio nella Grotte du Chateau a Nizza. Questa corrispondenza, insieme ad altri elementi, sembra conferma l’ipotesi di una relazione tra queste due aree tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro, probabilmente legata d una rotta marittima. Sfortunatamente, la limitatezza dei dati provenienti da siti contemporanei, soprattutto per l’area ligure, rappresenta un grande ostacolo per la corretta comprensione di questa relazione e delle dinamiche demografiche della parte costiera di questa regione durante l’età del Bronzo. La Grotta Marina di Bergeggi, tuttavia, grazie alla sua particolare struttura geomorfologica, al suo record archeologico e alla sua posizione di collegamento tra il mare e la via di risalita verso l’entroterra padano lungo la Val Bormida, potrebbe essere un buon punto di partenza per un'indagine più approfondita. Laura Sanna Copyright (c) 2020 Laura Sanna 2020-05-19 2020-05-19 13 15 20 10.6092/issn.1974-7985/11004 Per una definizione della fase finale del Bronzo Recente di Moscosi di Cingoli: distinzione cronologica e/o “culturale”? https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11005 In questo contributo si vuole focalizzare l’attenzione sul particolare aspetto manifestatosi nella fase tarda del Bronzo Recente che vede la comparsa nelle Marche, talvolta in maniera eclatante, di elementi di tipo terramaricolo nel repertorio ceramico di alcuni siti, apparentemente in continuità culturale con la fase precedente, ma tali da determinare alcuni cambiamenti non solo nell’aspetto della produzione ceramica (tipi e soprattutto sintassi decorative), ma anche nell’assetto socio-economico in relazione ad attività specializzate. Fenomeni legati forse ad una diversa composizione “etnica” di alcune comunità, in concomitanza con lo spopolamento del territorio terramaricolo e con la presenza di ceramica di tipo egeo, che potrebbero indicare l’arrivo non solo di modelli ceramici ed ideologici, ma anche di persone in possesso di tecniche e culture diversificate. In questo senso la presente proposta è volta a considerare la possibilità di introdurre un’ulteriore scansione nel processo di sviluppo del Bronzo Recente 2, con la definizione di una fase terminale di questo periodo (da indicare come una sottofase BR2b, da distinguere da quella che la precede BR2a, o come un'ulteriore fase di BR3?), che segna il diretto passaggio al successivo periodo del Bronzo Finale. Sarà così possibile puntualizzare meglio, anche per le Marche, quali possano essere gli indicatori non solo nella produzione artigianale, ma anche a livello economico e insediativo, e verificare in che misura questi cambiamenti possano aver creato una discontinuità nell’ambito della cultura subappenninica ed aver avuto, oltre alla scansione cronologica, anche quella culturale. Sito emblematico per comprendere tale passaggio è naturalmente Moscosi di Cingoli, ancora in fase di studio, dove è possibile cogliere, all’interno della dettagliata sequenza stratigrafica a partire dal BM3 a tutto il BR, la comparsa di elementi nuovi in relazione alle fasi di occupazione e alle attività che vi si svolgevano. Altri siti (Cisterna di Tolentino, Santa Paolina di Filottrano, Bachero di Cingoli, Grotta della Beata Vergine di Frasassi, Monte Croce Guardia, Treazzano di Monsampolo, Esanatoglia) mostrano solo elementi sporadici, dovuti probabilmente anche alla parzialità delle indagini e alla precarietà della documentazione, ma possono concorrere ad ampliare il quadro conoscitivo di questa fase tarda del Bronzo Recente. Mentre alcuni di questi insediamenti, che hanno avuto continuità abitativa dal BM3, sembrano terminare alla fine del BR o alle soglie del BF (Fontevecchia di Camerano, Treazzano di Monsampolo, Moscosi di Cingoli), altri mostrano elementi che fanno ipotizzare una loro continuità fino ai primi momenti del BF ed oltre (Monte Franco di Pollenza, Bachero di Cingoli, Cisterna di Tolentino, Santa Paolina di Filottrano, Castel Trosino). Pochi sono invece i casi dove si riscontra continuità tra BR finale e le fasi avanzate del BF, non a caso in due insediamenti di altura come Monte Croce Guardia di Arcevia e Monte Perticara. E’ dunque possibile definire meglio questa fase di passaggio al BF in concomitanza al crollo del mondo terramaricolo, non solo dal punto di vista della produzione ceramica, ma anche sotto altri aspetti, produttivi (classi specializzate di materiali), economici ed ambientali (dati faunistici e paleobotanici)? Si tratta di una fase specifica evidente solo in alcuni insediamenti anche distanti geograficamente tra loro dovuta all’introduzione di nuovi modelli o a spostamenti di persone in relazione a fattori territoriali o economici? In questa sede verranno dunque forniti dati e spunti di discussione da sviluppare in seguito per verificare la possibilità di introdurre un’ulteriore scansione nel processo di sviluppo del Bronzo Recente con la definizione di momento terminale di questo periodo (BR2b o BR3), che possa avere valore non solo cronologico ma anche identificativo di specifiche identità. Gaia Pignocchi Copyright (c) 2020 Gaia Pignocchi 2020-05-19 2020-05-19 13 21 30 10.6092/issn.1974-7985/11005 La cultura materiale di Murgia Timone (Matera): proposta di analisi alla luce delle influenze dalle aree adriatica e tirrenica https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11006 I corredi delle tombe a camera di Murgia Timone (Matera) hanno restituito una considerevole quantità di reperti ceramici del Bronzo Medio 3, in gran parte rientranti nel panorama tipologico della facies appenninica. Tuttavia lo studio di questi reperti, attraverso un'analisi comparativa, ha permesso di evidenziare la presenza di alcuni tipi specifici, appartenenti alla cosiddetta facies di “Punta Le Terrare”, recentemente definita da G. Recchia e C. Ruggini. Il presente contributo si propone l’obiettivo di discutere la cultura materiale del sito di Murgia Timone e analizzare il modo in cui si collega a queste due facies già definite. Murgia Timone si trova in una posizione geografica chiave tra l'area di diffusione della facies “Punta Le Terrare” e l’areale di attestazione della facies appenninica. Il contributo si concentra quindi su un punto critico relativo al concetto di facies: la definizione di confini rigidi non sempre riflette la reale distribuzione dei tipi ceramici, i quali spesso travalicano i limiti canonici delle facies definite circolando ampiamente tra diverse aree geografiche e culturali. Ilaria Matarese Copyright (c) 2020 Ilaria Mataresse 2020-05-19 2020-05-19 13 31 36 10.6092/issn.1974-7985/11006 Tra facies e culture: il caso della necropoli del Bronzo Antico in località Gaudello ad Acerra (NA) https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11007 In seno alle indagini archeologiche preliminari della linea ferroviaria Napoli-Bari variante alla Tratta Napoli-Cancello nell’ottobre del 2014 è stata scoperta una necropoli di transizione tra l'Eneolitico finale e il Bronzo antico. L'indagine ha permesso di colmare un importante gap che fino a oggi era presente nella Piana Campana, territorio dove tramite il record archeologico è difficile percepire le modalità di transizione dal periodo Eneolitico a quello successivo del Bronzo. Grazie alla scoperta della necropoli di Gaudello è stato possibile documentare la presenza nel territorio di un'enclave culturale che dà vita a una produzione vascolare del tutto peculiare, ibridazione tra le forme Laterza e le decorazioni pertinenti agli orizzonti del Bicchiere Campaniforme e Cetina. Si attesta la presenza di forme globulari, a calotta o con profilo a "S" che recano spesso decorazioni assimilabili a quelle della ceramica "a pettine trascinato". Significativa nelle tombe è la presenza di manufatti in metallo: un pugnale, due alabarde e degli spilloni, unici beni a essere posti a diretto contatto con il corpo del defunto e che attestano una chiara apertura ai contatti da parte di questa comunità. Quest'ultima, infatti, è fortemente permeabile a influenze attuando un vero e proprio processo di “ibridazione” non pienamente racchiudibile nel concetto di facies archeologica, ma piuttosto definibile come un orizzonte culturale dove si mescolano più tipi di influenze provenienti da più aree. Si perde così il retaggio del precedente aspetto Laterza, abbandonando la produzione materiale che con essa era radicata e manifestando, invece, un elevato grado di assorbimento degli influssi esterni che diventano un’interpretazione autonoma e una commistione di modelli. Si crea un vasto bacino di sincretismo dove si fondono elementi diversi generando mescolanze, interazioni e associazioni tra caratteri eterogenei che vengono rielaborati e fatti propri da coloro che decidono di rendere leggibili questi tratti all’interno delle proprie aree funerarie. Viviana Germana Mancusi Gaetano Bonifacio Copyright (c) 2020 Viviana Germana Mancusi, Gaetano Bonifacio 2020-05-19 2020-05-19 13 37 52 10.6092/issn.1974-7985/11007 Nuovi dati sulla tecnologia litica del neolitico antico dell’area padano alpina: i rimontaggi di Lugo di Grezzana (Verona) https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/11008 L’utilizzo della tecnologia litica quale strumento d’indagine delle industrie del Neolitico antico dell’Italia settentrionale riveste un ruolo marginale. Difatti, le nostre conoscenze sulle industrie litiche di questo periodo sono legate principalmente alle descrizioni tipologiche. Lo studio dei rimontaggi di Lugo di Grezzana (VR) mostra l’utilità dell’approccio tecnologico nell’evidenziare le competenze tecniche e le relazioni socioeconomiche dei gruppi del primo Neolitico. Fabio Santaniello Vanya Delladio Anna Ferrazzi Stefano Grimaldi Annaluisa Pedrotti Copyright (c) 2020 Fabio Santaniello, Vanya Delladio, Anna Ferrazzi, Stefano Grimaldi, Annaluisa Pedrotti 2020-05-19 2020-05-19 13 53 66 10.6092/issn.1974-7985/11008